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saluti

Novembre 2, 2007

ok. È ora di scrivere per l’ultima volta su questo blog. Non mi ci trovo più con queste tastiere con gli accenti, ma dato che non ho una mazza da fare, ci farò attenzione.
Son tornato.
La sera prima della partenza ho salutato Katia. Io son riuscito a trattener le lacrime per dopo l’addio, lei non ce l’ha fatta. Lei è l’unico motivo per il quale mi è dispiaciuto lasciare l’Australia. Ma questi non sono affaracci vostri!
Ho preso il volo alle nove di mattino dall’aeroporto di Perth e, dopo aver fatto scalo a Phuket o come diavolo si scrive) siamo arrivati a Bangkok. Non ho parlato con nessuno in aereo. Il motivo principale è stato onestamente un mal di denti che non mi aspettavo. Ieri son stato dal dentista che mi ha semplicemente dato del “…” (non voglio scriverlo, ma lo capite da soli).
A bangkok era pieno di simpaticissimi italiani che parlavano di quanti soldi spendevano annualmente per andare a puttane. Altro che rodei e banane: qui è ora di mettere su un bordellificio!!! Che tristezza… dico… c’è modo e modo… anzi, dovrebbe esserci almeno il buon senso di dire “ci vado e non lo dico” e invece….
L’aereo per Milano è partito all’una di notte. Dopo un volo davvero piacevole speso a far finta di essere un australiano giusto per non parlare con nessuno dei 1353 italiani che c’erano a bordo, siamo arrivati a milano alle sette e venti di sabato mattina. Prima notizia: i controllori dei passaporti sono in sciopero. E chi se la ricordava questa parola?
Comunque… dopo essere stato sballonzolato a destra e a manca per cercare il surf e trovare un bancomat sono partito alla volta della stazione centrale.
Voi mi prenderete per il culo, ma vedere le montagne di Irene mi ha fatto un certo che: se le sue erano così vicine, le mie non potevano essere tanto più in là.
Dopo una fortunata coincidenza di orari sono arrivato a primolano alle due e mezza.
Ho chiesto ad un tipo (l’unico) che scendeva dal treno “scusa, vai a fastro?” “ehm… sì” “me lo dai un passaggio, vero?” il tipo ha guardato il mio surf ed ha detto “e quello? Mica ci sta” “tranquillo, dai, al limite lo tengo fuori dal finestrino. Andiamo?”. Dopo mezzo minuto che eravamo in auto il tipo mi fa “io ti ho caricato solo perché hai nomitato fastro, ed io abito a fastro, e tu probabilmente sei da fastro e se non carico quelli di fastro probabilmente gli altri di fastro mi picchieranno” “bravo! Comunque io non sono di fastro” “ah…”. Sono stato scaricato davanti a casa di anna, ho suonato il campanello ed è venuta ad aprire sua nonna. Vedendomi con il surf ha fatto una faccia molllto strana, ma fortunatamente è arrivato suo figlio che le mi ha detto “anna non c’è. È ancora al lavoro”. Più tardi ho scoperto che sua nonna voleva darmi il benvenuto con una scopa all’urlo di “non abbiamo bisogno di niente, grazie”.
E allora sono andato a trovare mia nonna. Sono entrato in casa, ma lei non c’era. Sono salito in camera e c’era mia zia che dormiva. “ciao zia! Son matteo! Sono tornato!!!” “ciao” “…” “…” “… ehm… cioè… ok… ehm… io vado in salotto. Ciao” “ciao”. Dopo due minuti mi ha urlato “tato, vien su!” e allora l’ho potuta salutare decentemente.
Dopo tre ore è arrivata mia nonna. È entrata in casa ed è scoppiata a ridere. È stata la reazione più bella, com’era stata la più bella quando l’avevo lasciata e lei era scoppiata a piangere.
Abbiamo telefonato a mio padre chiedendogli di portare delle pizze. Il mio vecchio si è presentato un paio d’ore più tardi. Io sono uscito dal bagno con un sorriso grande così e lui è rimasto a bocca aperta “come un mona” (parole sue, sottoscrivo).
Poi sono andato a salutare anna, che probabilmente ha ucciso nonna e padre per non aver riferito del mio arrivo.
E poi la mamma. Son entrato in macelleria dietro a mio padre e mi son sentito un “ah… me l’avete fatta anche questa volta!!!”. Essì cara mia!!!
Il giorno dopo son andato a trovare desy nascondendomi nell’auto di anna. Appena la bionda ha visto un barbone sotto l’auto ha fatto un salto indietro. Pauuura!!!
Walter l’ho sentito solo per telefono. Juri manco quello! Mi son sempre dimenticato di chiamarlo, ma giuro che più tardi lo faccio.
Qui va tutto bene, nella mia bella provincia.
Se c’è qualcosa in cui so di essere cambiato, è nella mia percezione dell’estetica. Non mi era mai capitato di commuovermi guardando i colori dell’autunno. I boschi attorno a casa mia sono disegnati di giallo, verde e rosso. Il sole (presente quasi tutti i giorni dal mio arrivo) offre una luce perfetta per osservare lo scintillio della neve sulle vette. Il cielo azzurro corona l’orgasmo di colori che fa da cornice alla mia presenza qui.
So che tanta gente è triste per aver lasciato l’australia. Io son triste per aver lasciato katia. Ma son felice di essere a casa. Ho un letto magnifico, mangio da dio, non faccio un cazzo. Questa è vita!
Nel giro di un paio di settimane inizierò a pentirmi di tutto questo, ma in realtà fino ad ora tutto sta andando alla perfezione. Ho mandato in giro un paio di curriculum, ho incontrato parte dei parenti, non sono ancora andato a piangere in banca. Mi sono fatto una scheda vodafone e son stati più veloci che in australia! Ci sono tanti cantieri aperti sulla strada per feltre, ma mentre i miei lo vedono come un “disagio per andare a far compere, lavori lenti, soldi sprecati” io vedo la voglia di mettere a posto la nostra bella provincia offrendo dei servizi adeguati. C’è buona volontà. Piano a piano arriveranno anche i soldi. Ovviamente non ho intenzione di guardare alcun telegiornale…
Mi sono stupito di sorridere alla visione del monte grappa: in australia mica ce l’hanno! Mi son stupito di vedere quanto bella sia belluno, costruita su una valle, che la si vede tutta da un ponte, con le montagne dietro. E quanto sia speciale feltre, con le strade così ingarbugliate ma con le torri che risaltano all’ora del tramonto. E i monti verso lamon, il tomatico, il forte sotto fastro.
E quanto sia bello iniziare la giornata guardando ad occidente e vedendo cima campo illuminata dal sole, e tutti i boschi così fissi d’alberi di colori tanto diversi. Ricordo ancora quand’ero a mareeba e, vicino alle wetlands, restai incantato a guardare una distesa di fiori azzurri. Resto incantato oggi a vedere in che ambiente vivo. “devils in paradise” doveva essere dedicata ai miei boschi, e non alla tasmania.
Il futuro ancora non mi interessa. Non ci penso. Balle.
Non ho ancora pensato ai buoni propositi. Fra questi c’è solo di trovarsi un lavoro alla svelta e ripartire. Perché qui si sta bene, ma se si vuol continuare a meravigliarsi bisogna continuare a girare, e i miei fondi non me lo permettono.
Ho già iniziato a parlare di canada e stati uniti in casa. Non so se succederà. Ma state sicuri che un giro a bologna me lo farò più che volentieri fra undici mesi…
Buon viaggio a tutti!!!

ultimo post da perth

Ottobre 25, 2007

dunque. ho caricato le ultimissime foto (beh, son solo un paio, quindi non serve andarle a vedere, comunque, nel caso, bisogna andare tre post piu’ in basso e cliccare sul link su Perth_(ritorno))

per il resto… non ho ancora comprato tutti i regali. mi mancano marco e mammina.

ieri ho chiuso il mio conto corrente ritirando i miei ultimi 122.70 dollari. cappuccino, birra… spero davvero di riuscire a comprar un paio di regali ancora…

ieri, in un raptus, ho comprato 5 koala supplementari. (ne ho gia’ 52 in in valigia).

la valigia la faccio oggi. probabilmente la valigia di stefania rimarra’ in australia. un po’ perche’ mi da’ fastidio arrivare in aeroporto con la valigia legata con lo spago e con le ruote dei carrelli del woolsworth, e un po’ perche’, portando anche il surf, non voglio superare i limiti di peso. a parte ciooo’…

in valigia ci metto tipo 32 cd di foto, una maglia a maniche lunghe e i regali. tutte le mutande, i pantaloni e le magliette se ne vanno a puttane.

neanche a dire cos’ho fatto in questi giorni, che tanto lo sapete: library, book shops, regali, katia…

ieri sera abbiamo pure registrato un paio di interviste da mandare ai suoi amici. mio dio… mi sento un po’ il nuovo dario vergassola, solo un po’ piu’ brutto…

giusto per fare un riassunto della sezione “media”, metto i link ai video che ho caricato, sulla tasmania, sul tripluca e su… beh, sono un tipo romantico, quindi vedrete.

Ode_Al_Tripluca http://www.youtube.com/watch?v=en5l5BWAZOU

Devils_In_Paradise http://www.youtube.com/watch?v=TO6HSvt2nzs

Katy_(hostel_version) http://www.youtube.com/watch?v=TDT6vB3p1HE

per rispondere a quelli che mi hanno chiesto se terro’ il blog, dico che… no.

primo perche’ a belluno si comunica ancora con segnali di fumo, e secondo perche’ la vita, li’, e’ cosi’ tranquilla che dovrei fare ogni settimana un copia-incolla. mi rilasso un attimo e ci penso, dai…

l’ultimo post lo scrivero’ dall’italia, ma voglio ringraziare qui gli amici conosciuti tramite il tripluca e non.

prima fra tutti: IRENE. grazie stella. sei un tesoro. sei semplicemente la numero uno. e poi sei pure una montanara (no, non nel senso rozzo!) percio’ hai una marcia in piu’.

e poi, in ordine di apparizione: sarah (bonnie, per intenderci) per la pazienza dimostrata (e non dimostrata…), massimo (il mengo) per i mille consigli, silvia (flutter) per le mille cagate, fester per avermi accolto a melbourne, roberto (grandissimo) per le stronzate e le birre a sydney, paolo (tecnico) per gli asian-party di surfers paradise, emanuele (giredue) perche’ e’ semplicemente una persona dal cuore d’oro, andrea (nord) per avermi fatto perdere degli anni di vita (e svariate migliaia di euro) con la sua guida in nuova zelanda (hey, aspetto ancora i 25 dollari di multa!), stefano (stefanoz) per le birre a darwin, luca (musicomane) perche’ una persona cosi’ brillante non la si trova piu’, alex (alieno) perche’, nonostante i pacchi, ha sempre fatto del suo meglio per farmi stare a mio agio a casa sua, stefano (stephanos) perche’ di cazzate se ne tirano, ma quella di cambiar religione per scopare le batte tutte, e infine katia, che ha riempito i miei giorni a perth facendomi ridere, emozionare e pure sognare.

grazie anche a quelli del forum che non ho conosciuto, ma che presto conoscero’: oztupac, oliveascolane (quando un raduno dalle vostre parti? magari un giorno ci riuscirete…), riccardo (thiene, thiene, va-ffan-culo!), lucio (ti aspetto al vinitaly), simbad (sorry per l’auto), gio’ (per le dritte su come gestire il blog) e per essere un modello di viaggio e, ovviamente, il tripboss.

grazie a walter e juri, perche´non e´facile trovare due buoni amici col pisello piu´ piccolo del mio.

grazie ad alisa e cristina (spero di incontrarvi un giorno… magari sputtanando luca, cosa fin troppo semplice!).

grazie a desy, anna ed elisa (tn). i vostri regali li ho comprati per primi, state tranquille. e se non vi piacciono, ci pensa la luigina a farvi un po’ da mangiare e farvi star zitte (ce la fara’ mai nessuno?)

grazie a claudia ed alana per avermi ospitato a casa loro a darwin ed adelaide.

grazie a daniele per avermi tolto dai veri casini con la banca. la prossima volta aspetto io con il motore acceso.

grazie a giusi, stefano e riccardo per le stronzate sparate e che continuiamo a sparare. il vostro viaggio continua.

grazie a luisa, perche’ di tette del genere non se ne vedono spesso.

grazie a massimo per le cagate a cairns.

grazie a teresa, barbara e quella tipa olandese: la prossima volta speriamo non sia solo “una botta e via”.

grazie alla mia famiglia!!! alla mamma che mi aspetta con la giacca a vento (no, ire, non la vendo!), al papa’ che mi aspetta con un rimorchio di legna da tagliare, a marco che mi fa spendere i soldi per la sua suocera, a stefania che, gentilmente, mi informa di tutte le multe che prendo e mi dice che “dovro’ scappare per tutta la vita come renegade, e non ho la moto adatta”, grazie a mia nonna che e’ l’unica che e’ scoppiata a piangere quando me ne sono andata (sei brava a mentire ;), grazie a mio zio bruno, che tiene i segreti.

grazie ad elisa (tv), perche´di luci ce ne sono tanti di notte, ma solo le stelle illuminano la mia vita.

grazie a tutti quelli che non ricordo, perche’ mi hanno fatto crescere ed imparare ben piu’ di quanto essi pensino.

il viaggio che ho fatto lo trovate cliccando qui (ehm… la nuova zelanda non e’ cosi’ vicina all’australia, ma era piu’ facile farcela stare nella pagina).

http://www.flickr.com/photos/14913802@N05/1737537580/

ora ultimi regali… ci sentiamo!

carnavon, shark bay, kalbarri national park

Settembre 22, 2007

dunque…

dopo il fishing trip, ho passato due giorni a carnavon… nella pallosissima carnavon, che se non c’erano monia e un ragazzo veneziano di cui non ricordo il nome a farmi passare il tempo, avrei ammazzato tutti. mi hanno scagazzato il cazzo all’infinire in ostello: “e metti a posto, e non lasciare cagate in giro, e non far rumore”. uff… che palle!

mercoledi’ mattina alle quattro ero alla fermata della greyhound a prendere il bus che mi avrebbe portato a monkey mia. quattro fottute ore di ritardo! il prossimo che si lamenta della dolomitibus lo ammazzo :)

fortuna che ho passato il tempo a chiaccherare con una bella ragazzina di taiwan. se non fosse che lei non parlava inglese, direi che la conversazione sarebbe stata entusiasmante :D

alla fine siamo partiti alle otto e venti e alle dieci e venti eravamo all’overlander roadhouse, dove lo shuttle mi stava aspettando. essendo l’unico cliente greyhound che voleva andare a monkey mia, ho iniziato a pensare che il posto non sarebbe stato sto granche’…

siamo arrivati prima di mezzodi’ ed ho preso alloggio nelle mie stanze (ma che cagate dico?). dentro c’era solo un ragazzo |(36 anni) tedesco che mi ha detto di essere rimasto solo in camera (da 7) per tre giorni.

ma monkey mia mi e’ piaciuta. e’ un resort, con campeggio, backpacker o hotel, con un supercostosissimo supermarket, il bar, ristorante e tutto quello che ci si puo’ aspettare. il pomeriggio l’ho passato a mangiare nutella, dormire e suonare la guitar.

il mattino di giovedi’ mi sono svegliato alle sette per andare a vedere i fu**ing dolphins; ti dicono di essere li’ alle sette e mezza, ma se arrivi prima ti prendi il posto migliore.

in pratica ci sono queste tre delfine (ok, chiamiamoli “delfini femmine”) con i loro piccoli; un totale di 10 delfini che per tre quarti d’ora e piu’ danno spettacolo, girandoti attorno alle gambe, saltando, mettendosi di schiena e roba del genere. a me e’ piaciuto molto. il finale consiste nell’approvvigionamento alimentare dei fottuti animali che, saziata la pancia, se ne vanno pei cazzi loro… salvo tornare dopo venti minuti per scroccare altro cibo!!! e cosi’ tutti i giorni!!! voglio diventare un delfino!!!

a mezzogiorno ho ripreso lo shuttle che mi ha portato in giro per shark bay. il tour l’ho pagato 70 dollari (eccessivi, lo so, ma non avevo altro da fare). eravamo: io, l’autista, una bella ragazza inglese di bristol e due italiani, venuti in giornata da perth e ripartiti a meta’ tour con l’aereo per tornare a perth e prendere un ulteriore aereo per ayers rock: bel modo di buttare via i soldi, ma c’e’ chi puo’…

abbiamo visitato denham (grazioso paesotto, ma niente di che), eagle bluff (bella veduta dell’isola dall’altra parte della terraferma, davanti a denham), shell beach (una spiaggia di decine di chilometri fatta esclusivamente di piccolissime conchiglie, molto bella), nanga bay (inutile) e, compreso nel prezzo, un tour di ocean “qualcosa”, cioe’ una carrellata di pesci locali, compresi gli snapper fishes, tiger shark e targarughe (davvero molto ben tenuto ed interessantissimo). siamo tornati in ostello alle quattro, giusto il tempo di approfondire la conoscenza della bella ragazza inglese :)

la sera, essendo che il mio dormitorio era libero, ho ben pensato di invitarci la bella emily, ma poi i miei compagni di stanza mi hanno invitato a bere e giocare a biliardo ed io non ho detto di no. sono semplicemente un coglione. emily non mi ha nemmeno voluto lasciare il numero di telefono!

il mattino successivo (ieri) sono partito verso le quattro alla volta dell’overlander, per prendere il bus verso kalbarri. ritardo di un’ora e mezza della coincidenza (vaffanculo doppio), ma alla fine sono arrivato verso le undici e mezza in ostello.

ho prenotato il tour del parco nazionale, ho ripreso la mia nutella e sono andato in camera. dopo due ore facevano il loro ingresso in ostello i due deficienti bevitori che mi avevano fatto saltare la trombata con emily! mi son fatto una bella risata e… ho offerto loro una birra, ovviamente :) dopodiche’ ho ripreso la mia chitarra e sono andato a suonare nel parco.

ieri sera sono stato in ostello a guardare la prima semifinale di football australiano e… devo dire che inizia a piacermi parecchio, anche se non lo capisco, proprio adesso che sto per lasciare. e’ molto meglio del calcio… piu’ veloce, senza interruzioni, con piu’ goal e meno tuffi…

stamattina alle otto ho preso lo shuttle che mi ha portato nel kalbarri national park. l’eta’ media nel bus era 73 anni credo, ma mi sono davvero divertito con questi seguaci di cocoon: ognuno mi sfiorava e diceva “non avevo mai visto un italiano… un backpacker italiano intendo…”. sembra che tutti loro fossero stati in italia! in compenso io ero l’unico ad aver visto cosi’ tanto dell’australia…

abbiamo visitato sia loop lookout che z-bend e devo dire che val la pena di darci un occhio. abbiamo visto e fotografato anche un “tony monster”, vale a dire un animale splendido che vive nel parco. seguiranno foto.

tornati in citta’, ho pranzato ed ho noleggiato la bici. ho fatto un bel giro di una dozzina di chilometri a vedere le scogliere a sud di kalbarri e devo dire che sono splendide. qui la popolazione sta crescendo a vista d’occhio. erano 1500 l’altr’anno, sono 2000 quest’anno. ci credo: questa cittadina e’ davvero unica, con il mare, il parco nazionale, le scogliere, il bel tempo, sempre ventilato… un paradiso. qui ci si viene per rilassarsi.

dimenticavo di dire che ieri sera e’ arrivato un tipo in ostello urlando “chi vuole un passaggio per perth?”. indovina indovinello… domani alle otto saro’ pronto. credo di arrivare a perth a meta’ della settimana prossima; alieno prepara il basso!

elizabeth maria ii

Settembre 8, 2007

son tornato. son vivo. son contento. e non ci torno neanche a mazzate! vaffanculo che torno in mezzo all’oceano indiano in burrasca cazzo!

ok. dai, ci sono.

alla fine siamo partiti mercoledi’ pomeriggio, io, glen, josh e andy (il capitano). le prime ore di viaggio sono state semplicemente fenomenali!!! siamo partiti dal porto di carnavon verso le quattro, abbiamo avvistato una dozzina di balene (c’e’ gente che paga 160 dollari per fare lo stesso) una delle quali ci ha anche spruzzato con la coda bianca e nera in faccia. prima che diventasse buio ho anche avvistato un delfino. abbiamo cenato a base di carne di maiale con pure’ e verdura, bevendo la birra analcolica kirsk, che praticamente e’ tamarindo con tantissimo zucchero. dulcis in fundo abbiamo guardato jackass2 con il lettore dvd portatile del capitano.

alle 8 mi e’ stato consigliato di andare a letto “perche’ domani ti dovrai svegliare presto”. ok.

alle 11 il capitano ha svegliato glen per guidare (il viaggio durava 12 ore, siamo andati a 90 miglia dalla costa, a nw di carnavon) ed io ho deciso di alzarmi per vedere come funzionava.

praticamente si sta tre ore a testa a controllare che sul radar non ci siano cose strane o non ci siano luci attorno.

purtroppo verso mezzanotte il mare ha iniziato a muoversi. io ero seduto ed all’inizio non sentivo nessun malessere, ma col passare delle ore iniziavo a sentire “il mare”.

all’una e’ stato il turno di josh, dato che glen non si sentiva bene. io intanto ho pensato di farmi un sonnellino sui divanetti della cabina.

alle quattro l’annuncio: “hey, matt, ora guidi tu. te la senti?” “si’, certo”.

gli occhi mi si stavano chiudendo ed il malessere aumentava. verso le cinque ho iniziato ad appoggiarmi in qualsiasi posto e tenere gli occhi chiusi, dando un occhio ogni tanto al radar, sperando di non investire nessuna nave cargo!

alle sei e mezzo il capitano mi fa “hey, matt! tu stai dormendo! non puoi dormire, la nave e’ nelle tue mani cazzo!” “no, tranquillo, non stavo dormendo, ho controllato la situazione un minuto fa!”

il capitano si e’ alzato ed ha preso il controllo della nave. io stavo gia’ di merda.

alle sette si sono alzati tutti ed e’ stata servita la colazione. glen e’ uscito a vomitare, io gli sono andato dietro. alla fine, in tutto giovedi’, ho ingerito mezzo bicchiere d’acqua e that’s it!

ho vomitato quattro volte. la prima volta la cena della sera precedente, le altre solo succhi gastrici. nel frattempo cercavo di dare una mano a costruire le gabbie per la caccia al granchio. ce la facevo piuttosto bene, nonostante il malessere. glen invece aveva dato gia’ forfait rinunciando a qualsiasi stipendio. giu’, a dormire. e noi, in tre, a lavorare per quattro, ed io non avevo mai fatto quel lavoro.

nel pomeriggio abbiamo gettato le gabbie in mare. ogni volta che mi si chiedeva “vuoi mangiare qualcosa?” io rispondevo “no, senno’ vomito tutto”.

la sera abbiamo finito di preparare la seconda “tranche” di gabbie da buttare a mare l’indomani.

andato a dormire prestissimo, non sono stato svegliato. non ce n’era bisogno, dato che non ci saremmo mossi.

l’indomani ho fatto colazione con un bicchiere di the e, ancora sottosopra, ho sopportato il viaggio verso il punto dove saremmo dovuti essere; nella notte la burrasca ci aveva spostati di qualcosa tipo 2 miglia l’ora, o roba del genere. ma ieri, almeno, il mare non era cosi’ impazzito come giovedi’.

sono riuscito a dare una gran mano agli altri, a gettare le gabbie e a preparare le altre corde. ragazzi, che freddo che fa li’ fuori. c’e’ un vento che ti porta via. non so come oliveascolane abbia fatto a lavorarci una vita su quei trabiccoli!

abbiamo avvistato degli squali ed una medusa. mica un buon segno, dico io…

ma mi sentivo meglio. non avevo bisogno di vomitare e, davvero, sentivo la fiducia di tutti.

ieri sera abbiamo finito di annodare le corde alle nove e mezza. il mio stomaco mi ha dato un ultimatum ed io l’ho saziato con tre biscotti ed una cocacola.

stamattina sono stato svegliato alle quattro per il mio turno alla guida e devo dire che ero sveglissimo e stavo molto bene. se la volta precedente non avevo svegliato il capitano per non romperlgi le balle, stavolta mi son rifatto…

dapprima gli ho fatto “andy, andyyy! stiamo andando fuori rotta” “no, tranquillo… ecco fatto, sistemato”

poi, vedendo come aveva fatto a sistemare la rotta, ho provato a fare lo stesso. “pilota automatico, gira quel bottone” BIBIBI! “cazzo!!! bottone sbagliato” “hey, matt, cos’era?” “cosa? no niente… tu senti le voci andy…”

nitmiluk np (edith falls), keep river np, lake argyle, gibb river road, wydham

Agosto 19, 2007

dunque. iniziamo (connessione costosissima).

mercoledi’ ho salutato claudia, alla fine, ed ho approfittato pure della sua gentilezza scroccandole una pasta ed una doccia. quella doccia e’ l’ultima da… da allora… gli altri invece non ce l’han fatta a venire a cena, causa “shane” che deve aver fatto qualche rito al musico che si e’ messo a far didjeridoo… non so se voglio davvero saperne di piu’.

ho dormito a due isolati da casa della cla, dato che era buio pesto e la poiana di notte barcolla, ed il mattino successivo sono ripartito verso sud.

gia’ prima di mezzodi’ ero alle edith falls, che non avevo visto venendo verso darwin a causa dell’accecamento da maledizione aborigena. ma stavolta mi son rifatto.

le falls son proprio carine. c’e’ un percorso di un tre chilometri (anzi meno) in parte sulla roccia ed in parte su terra battuta, e poi dall’alto si vede tutto attorno e ci sono un paio di pozze dove fare il bagno.

la visione attorno non era onestamente nulla di che, dato che quel giorno era nuvoloso (e son contento di aver lasciato darwin per l’umidita’ che stava salendo). ma la nuotata me la sono davvero goduta. fra l’altro, quando sono entrato in acqua, c’ero solo io, e allora sono andato sotto le cascate, come alle wangi con gli altri, e mi son goduto il tepore dell’acqua dopo la “tempesta” sulla testa della cascata.

ho pranzato li’ fra una marea di mosche; probabilmente il luogo in australia in cui per la prima o seconda volta ho davvero maledetto qualche santo. ma tutto nella norma. prima o poi sapevo sarebbero arrivate.

tornato a katherine (il parco e’ a 30 chilometri) ho chiamato la coppia di faentini che e’ ora li’ a katherine, ma stavano lavorando e ci siamo dati appuntamento a kununurra. ed allora mi ci sono diretto.

nel percorso c’e’ il gregory national park che mi e’ sembrato carino, anche se non ho camminato nessun tracciato. sono delle belle formazioni rocciose ad ambo i lati della strada che rompono la monotonia. e fortunatamente, a rompere la monotonia, ci sono stati anche tanti animaletti bastardi: una volpe (si’, non sono cretino… non fino a quel punto!), un bel paio di serpentelli da un metro e mezzo e, finalmente, la prima lizard che correva su due zampe scappando (quando mi ha visto). ci speravo di vederla… ma non l’ho fotografata.

la notte l’ho passata alla rest area di joe creek, a 200 chilometri da katherine, dove ovviamente il campeggio sarebbe vietato. bella nottata spesa cantando e suonando al lume di luna (anche se di luna ce n’e’ gran poca in questi giorni).

venerdi’ mattina son partito presto verso il western australia. arrivato quasi al border, ho letto la deviazione verso il keep river national park. entrare nel wester australia voleva dire entrare nell’ultimo stato prima della mia partenza (da perth), e la malinconia mi ha assalito. la soluzione e’ stata visitare il keep river.

si tratta di un parco dove, per arrivarci, bisogna percorrere una trentina di chilometri di sterrato. fighissimo! la poiana non ha mai ceduto, ovviamente, ed il nuvolone di polvere lo vedevano da kununurra mi sa!

nel parco ci sono soltanto un paio di walks, ed io ne ho scelto soltanto uno, vale a dire quello a ja… ju…. boh… quello piu’ distante. si tratta di un loop di otto chilometri che ti porta in mezzo alla savana, poi scali una roccia (un paio di centinaia di metri) ed hai un bel 360 attorno. bella visuale, con alcune montagne rocciose e tanta distesa verde. poi si scende e, per completare il loop, si passa davanti ad un po’ d’arte aborigena, anche se dire “un po’” e’ dire fin troppo!

finito il percorso, me ne sono tornato sulla statale con la poiana. ovviamente ho sbagliato i conti quando ho fatto la spesa a darwin, ed allora mi sono trovato con tre chili di arance da far fuori all’istante (no vegetables or fruit in western australia). ero cosi’ pieno ed arancione che mi son messo ad offrire arance in giro all’information poin e sono ripartito quando non ce n’era piu’ una nel sacchetto.

arrivato alla “dogana” ho mostrato l’interno della poiana al cacciatore di taglie e sono entrato in western australia.

dopo una decina di chilometri ho girato a sinistra verso il lake argyle. era uno dei punti nel mio programma e non mi sono pentito d’esserci andato.

la strada per raggiungerlo mi ha ricordato molto quella per andare ai ghiacciai in nuova zelanda:belle colline, tanto verde, il lago in lontananza (in nz era il mare). arrivato al resort, mi sono subito informato sui lookouts e sui percorsi da fare a piedi. la tipa del visitor center mi ha mostrato una cartina fotocopiata e mi ha detto “devi andare li’ li’ e li’”. ho fatto per prendere la cartina, ma si vede che la carta qui costa e la tipa mi ha gentilmente pregato di dargliela indietro. alla faccia del risparmio…

comunque… mi sono incamminato verso la collina. cammina cammina e cammina c’e’ un bivio dal quale si vede il lago (non nella sua interezza, e ci credo, e’ secondo piu’ grande d’australia!). continuando a camminare la visione migliorava, ma il percorso si faceva piu’ ostico… non tanto nel suo cammino, ma nella sua visione. finche’ mi son girate le palle e me ne sono tornato indietro. ma avevo perso la strada. e allora ho mandato tutto affanculo e mi sono diretto verso est. dopo due minuti ero di nuovo in marcia, verso il village stavolta.

tornato alla macchina, mi sono diretto verso la diga. e questa davvero merita. il percorso va giu’ ad una pendenza niente male, e si arriva ad una rest area con visione sulla centrale. ma poi tornando verso la cima ci sono un paio di parcheggi dove una fermata ed una foto meritavano di esser fatte.

lasciato lake argyle mi son diretto verso kununurra. mi sono reso conto della differenza di un’ora e mezza con il northern territory e mi son detto che questo nuovo orario non va proprio bene. in pratica il sole gia’ splende alle 5.45 del mattino, ma alle sei di sera e’ buio pesto, e quindi, per uno come me che e’ sempre in giro, c’e’ poco da fare, se non suonare al chiaro di luna (e dopo un po’ a uno girano anche le palle!).

al visitor center ho recuperato un po’ di informazioni ed ho deciso che, essendo gia’ weekend ed essendo tutte le farm e le agenzie chiuse di sabato e domenica, forse valeva la pena di uscire e vedere cosa c’era attorno a kununurra.

altri 45 chilometri e mi sono trovato al bivio per wydham/halls creek e mi sono fermato a dormire nella rest area.

il mattino di sabato son partito presto verso nord e dopo otto chilometri ho svoltato a sinistra nella gibb river road.

ora: messaggio per musicomane: se avete avuto problemi sulla gibb river road, non andate a gunlum (kakadu). ma onestamente non riesco a capire come cacchio abbiate potuto aver problemi qui! si tratta di una strada di 600 e piu’ chilometri che va da dov’ero fino a derby. la strada e’ tutta sterrata, con tante “corrugations”. la soluzione, ovviamente, e’ andare a 100 km/h e le corrugations non esistono piu’ :) fra l’altro si alza un polverone della madonna che neanche gli indiani e i loro cazzo di segnali di fumo. strafiga! da andarci!!! io mi son fatto solo una quarantina di chilometri ma mi han detto che e’ tutta cosi’. il problema e’ piu’ avanti quando si tratta di guadare un paio di fiumi dove l’acqua e’ alta un metro. poco male. io comunque dovevo andar per “sotto” a vedere i bungles…

essendo arrivato troppo presto, non ho trovato nessuno che mi vendesse un biglietto per entrare ad el questro park. la soluzione e’ stata… entrare senza biglietto!

il primo luogo che ho visitato sono state le zebedee falls (la caduta di palle). si tratta di hot springs che si raggiungono dopo una camminata di mezzo chilometro fra alte piante di savana.

erano le otto e mezzo quando sono arrivato, ma c’erano gia’ un paio di vecchi che si godevano l’acqua calda. io me ne sono andato fino alla pozza in cima in cima e mi sono immerso. mi son tolto il costume, ho fatto la foto di rito e… ed uno dei vecchi e’ arrivato vedendo i miei zebedee!!! mi sono scusato, mi son ricostumato e gli ho fatto un po’ di spazio nella pozza. sto stronzo ha portato pure famiglia e amici! vabbeh… almeno ci siamo fatti una bella chiaccherata.

quando ho lasciato le springs il posto era pieno come un uovo! e allora ho deciso di dirigermi ad el questro gorge.

trovato il bivio, ho controllato sulla cartina e, verificato che quello era un percorso per 4×4, ho deciso che non me ne fregava una fava! ho girato a destra ed ho percorso quella strada sabbiosa per un paio di chilometri, dopodiche’ ho capito perche’ scrivono “4×4 only!”. un paio di pozze in mezzo alla strada. ma vedevo la montagna, e allora ho deciso di lasciare li’ la poiana (aperta e con le chiavi su, come faccio ormai da un paio di mesi) ed andare a piedi. o meglio… a nuoto! quelle due piccole pozzanghere sono alte un metro l’una! evvabbeh…

dopo aver camminato per un altro chilometro sono arrivato all’inizio del tracciato a piedi. ci sono 17 stages, e posso garantirvi che questo e’ stato uno dei posti piu’ belli che abbia visto in australia! a parte che si cammina in mezzo al gorge (dove ci si perde mille volte e si torna sempre nel tracciato), c’e’ tantissima flora, il fiumiciattolo in mezzo e… un pochetta di gente, ma non tanta quanto alle zebedee falls.

arrivato allo stage 11 ho trovato una bella difficolta’: si deve passare un laghetto, scalare la roccia dall’altra parte, e continuare il percorso (tutto roccioso) fino alla fine. ma io son bellunese, e questo non mi ha spaventato. peccato mi sia dimenticato di avere la macchina fotografica e, uscito dalla pozza, mi sia automaledetto. ma mai paura, la macchina va ancora.

ho proseguito il percorso, un altro paio di punti di freeclimbing e, finalmente, ho trovato anche altra gente che camminava con me: una coppia di pensionati superarzilli che ho superato appena prima di arrivare allo stage 17. e qui davvero uno si dice “tutto questo tormento, ma che figa e’ questa cascata?”. davvero bella… con la luce che arriva e dipinge tutto di blu intenso, con la roccia rossa ed il verde degli alberi attorno. e poi… beh, una bella nuotata, ovviamente.

facendo il percorso inverso per tornare alla macchina, ho fatto alcune delle foto che definisco fra le piu’ belle che abbia fatto in australia.

rifatto la camminata, rinuotato nelle pozze, ripreso l’auto, ripreso la 4×4 road, ho incrociato una macchina (ma dico io, proprio nel punto piu’ stretto del percorso sabbioso per soli 4×4?!). eggia’. mi son dovuto fermare (a tipo 10 centimetri dall’altra macchina). loro son passati per primi, ed io son partito dopo. avanti non andava, indietro neppure. in quei momenti la madonna soltanto puo’ aiutarti, e si vede che non aveva sentito quello che le avevo detto, dato che mi ha fatto uscire senza problemi :)

tornato sulla principale, sono andato all’amalia gorge. dopo aver visto el questro questo mi e’ sembrato meno bello, ma direi che vale anch’esso il biglietto e la strada. fra l’altro in cima mi son messo a chiaccherare con tutti quelli che passavano. peccato che le foto non siano venuto belle (sole contrario) perche’ davvero merita.

dopo un’ora e mezza passata dentro e fuori dall’acqua (la pozza piu’ fredda stavolta) ho deciso che era ora di aver fame. son tornato alla macchina e mi son fatto il mio bel panino con tonno e fagioli. uff…

ho ripreso la strada e, arrivato al bivio, ho girato di nuovo a destra. dopo 500 metri ho trovato un fiume da guadare “hey, questo stronzo non c’era due ore fa!”. e infatti avevo sbagliato strada (dovevo girare a sinistra al bivio).

infine mi sono diretto ad emma gorge. anche questo gorge e’ davvero bello, e fra l’altro ho incontrato tanti di quegli italiani… (che, come al solito, ho evitato di cagare di striscio!)

in cima mi son fatto l’ennesima nuotata (rinfrescante, davvero) e penso che la cascata sia la migliore fra quelle dell’intero “lotto”, con un getto che arriva da quaranta metri e ti fa sentire la sensazione della tempesta sulla pelle. io, che son bellunese, ma son anche un po’ deficiente, me la son fatta piacere!

tornato all’auto, ho fatto per andarmene, quando sono stato fermato dal pilota di un aereo. e li’ mi son detto “cazzo, questo mi tira le orecchie perche’ sto facendo troppa polvere”. e invece il tipo mi ha chiesto di tornare al visitor center e chiedere loro che venissero a prendere due passeggeri sfigati che avevano lasciato li’. “no worries - gli faccio io - te li porto io li’!”. li ho caricati ed ho capito subito qualcosa di terribile; si trattava degli ennesimi italiani! scambiate due parole, ho iniziato a guidare come la poiana comanda e mi son sentito dire un “ma sei sicuro di voler arrivare a perth con questa macchina?” tze’… pivelli.

poi ad un certo punto mi han chiesto “ma tu, dove vivi?” “qui” “qui a el questro?” “no, qui in questa macchina!”. secondo me loro ancora non ci credono…

la sera ho deciso di tornare alla rest area della notte prima, dove ho trascorso anche la notte scorsa.

stamattina mi son detto “oggi e’ domenica, e allora chissenefrega di cercare lavoro? andiamo a wyndham”. dopo un’oretta ero li’, con un coccodrillo di 20 metri che mi guardava e mi dava il benvenuto. “grazie!”

sono andato in cima alla collina a vedere il “six rivers lookout” e due cose mi hanno subito colpito. la prima e’ che… io di rivers ne ho visto uno soltanto (!) ma la seconda cosa e’ che… dico… il fiume e’ color del sangue! dico… rosso!!! ok, e’ la sabbia, ma quando l’ho visto, il contrasto col cielo ed il verde attorno e’ stato disarmante. mi son cagato sotto… quanti aborigeni avranno fatto fuori?

comunque… sono andato anche a vedere delle splendide statue che simboleggiano una famiglia aborigena ed i loro animali da cortile (c’era anche un pitone, che non ho capito cosa c’entrasse!) ed ho preso la via del ritorno, verso kununurra.

ma poi ho visto il segnale “the grotto, gira a destra” e allora…

si tratta dell’ennesima pozza, nel fondo del gorge stavolta. dopo 140 scalini sono arrivato giu’, col mio costume, l’akubra hat, la macchina fotografica e l’asciugamano; il classico turista italiano insomma.

ho tastato l’acqua ed ho notato, con sommo dispiacere, che era fredda! ma tutti mi guardavano, e l’orgoglio bellunese si e’ fatto valere. mi son tuffato e, dopo una decina di secondi, mi son reso conto che l’acqua non era poi cosi’ fredda. ho visto una corda che pendeva da un albero, l’ho raggiunta, mi sono arrampicato, mi son tuffato, mi son fatto fotografare, ne ho fatte di tutti i colori insomma, ma soprattutto, per l’ennesima volta, mi sono divertito da matti. l’acqua e’ leggermente piu’ calda di quella al karijini (mi han detto, quindi dite pure a gio che sta per perdere la scommessa).

lasciato the grotto, sono tornato a kununurra. volevo masterizzare il cd con le foto, ma purtroppo il mio ultimo cd deve essere difettato e non riesco a scaricarle. poco male. me ne vado a coles a comprarne di nuovi.

sto pensando a cosa fare i prossimi giorni. vorrei fermarmi a lavorare a kununurra, ma se non trovo buone possibilita’, probabilmente me ne vado a broome, e se mi scazzo arrivo fino a perth e margaret river.

da una parte non vedo l’ora di tornare a perth, ma dall’altra so che quando ci arrivero’ mi mancheranno ancora un paio di giorni di viaggio, per tornarci di nuovo, vendere la macchina (ma chi la compra?), trovarmi un lavoretto per le ultime settimane e lasciare il continente. purtroppo non faccio che continuare a pensarci, e non e’ una buona cosa. c’e’ di buono che per circa 23h e 58minuti continuo a godermi il viaggio al 101%, percio’ non preoccupatevi per me. torno e vi spacco il culo a tutti!

tenda, mataranka, nitmiluk national park, stuart highway

Agosto 1, 2007

(ciao! mi dispiace, ma se vuoi leggere tutta la storia, e godertela, devi andare ben piu’ in giu’, al post intitolato “ayers rock”). buona lettura. 

la settimana scorsa vi avevo detto che la svizzera se n’era andata dalla tenda alla macchina, sostenendo che era piu’ caldo li’. ma non vi ho mai detto cos’e’ successo una delle prime notti.

il primo giorno la pessima cuoca ha chiesto a me ed al cinese “ma voi non russate mica, vero?” “no” “no”.

risposte corrette. ma forse dovevamo rivolgerle anche la stessa domanda! la prima notte ho dovuto darle solo “un per de pentoni” per farla smettere di far tremare la terra, ma la seconda notte l’ho presa letteralmente a scarpate. il mattino seguente mi ricordo di aver chiesto al cinese “ma l’hai sentita la svizzera come russa?” “eh, si’, ma ogni tanto si fermava, quando ti muovevi. che le facevi?” “eh, la prendevo a pedate” “beh, dai, ma non era cosi’ forte…” “se intendi dire che non raggiungeva il sesto grado delal scala richter ti do ragione, ma non prendiamoci per il culo!”

fatto sta che dopo due notti la tipa se n’era uscita dalla tenda “per il freddo”.

ma il venerdi’ notte trascorso ad ormiston gorge l’aveva fatta tornare “fra noi”. ma io, memore del casino che faceva, ho proposto “voi dormite nella tenda da due, cosi’ state caldi, mentre io vado in quella da tre. ok?” “ehm… ok, se proprio vuoi”.

ma in quel campeggio la terra era davvero dura, e non si riusciva a piantare i picchetti.

ora. se guardate le foto della mia tenda, non vi renderete conto dei due grossi buchi che ci sono sul fondo. fatto sta che quella notte, ad ormiston gorge, c’era un vento della madonna, e ad un certo punto mi son visto la tenda uscire dal mio corpo. praticamente un buco era grande come me e la tenda se ne stava andando a zonzo per il camping ground. ho dovuto recuperarla, metterla sotto la macchina, ed entrare nella poiana per poter dormire un po. il mattino seguente ho gettato quello che ne rimaneva.

ma continuiamo il racconto.

lunedi’ mattina siamo arrivati a mataranka, gioiosa cittadina aborigena 300 chilometri sopra il camping ground dove avevamo soggiornato. la visita alle terme della citta’ non era nel mio programma, ma i compromessi ci volevano, specialmente ora che le carte in tavola non erano piu’ le stesse (a causa del mio occhio e della mia fretta di arrivare a darwin per prendere gli occhiali che l’ottico di alice springs aveva fatto preparare ed inviare direttamente li’).

fatto sta che ce ne siamo andati alle terme, subito dopo mangiato. io ho preferito non fare il bagno e me ne sono stato a bordo vasca a leggermi la lonely e pensare a come fare per vedere le kimberleys, nel western australia.

e li’ e’ successo quello che non doveva accadere: la svizzera mi si e’ presentata in bikini, sfoggiando un fisichetto niente male davanti ai miei occhi. se avessi perso meno tempo a criticarla per come cucinava la pasta e avessi provato a trombarmela, magari mi sarei divertito un bel po’. come si dice su da me “a me son ciama’ gramo”.

ci siamo fatti una breve passeggiata fino al fiume e qui non ho resistito a tuffarmi con lei. l’acqua non era cosi’ calda com’era alle terme, ma era piacevolissimo, essere solo con lei in acqua a scherzare (niente coccole purtroppo). il cinese nel frattempo se n’era tornato alle terme.

il luogo comunque e’ splendido e, soprattutto, e’ completamente gratuito, con un camping ground dotato di docce e bar. e infatti, dopo esserci risciacquati, ce ne siamo andati a berci una meritata birra fresca guardandoci i simpsons alla tv.

dopo aver sbagliato strada un paio di volte, ce ne siamo andati a nord ed abbiamo soggiornato nell’ennesima rest area a fianco della strada. qui ho conosciuto una donna completamente ubriaca. all’inizio abbiamo iniziato a parlare dei nostri viaggi, poi lei mi si e’ avvicinata ed ha iniziato ad accarezzarmi. ragazzi… la tipa aveva sui 45 anni e puzzava d’alcohol che neanche boss hog quando distillava whiskey. la francese mi e’ venuta in soccorso prendendomi per mano e portandomi via. in quel momento mi son sentito un emerito “poro can”.

cenato, scherzato e dormito li’, il mattino seguente (ieri, martedi’) ci siamo diretti ancora a nord, a katherine, a visitare il nitmiluk national park, e soprattutto il katherine gorge. dopo un breve giretto al visitor center, abbiamo pensato al dafarsi. io ho messo in chiaro che avrei soltanto camminato, che tanto di qui ci sarei passato di nuovo sulla via per perth. la svizzera era confusa, ed il cinese voleva andare col kayak ma non farsi una crociera nel gorge. fatto sta che i kayak erano tutti occupati e non ri e’ rimasto che incamminarci.

dopo una prima parte di tracciato piuttosto noiosa e pianeggiante, abbiamo iniziato a salire le pareti del gorge per vedere uno splendido lookout del fiume che lo attraversa. anche tutte le barche ed i kayak in esso lo facevano apparire un luogo magico e surreale. ci sono dei dipinti aborigeni visitabili solo dall’acqua. magari quando ci torno mi faccio davvero un giro in kayak.

e poi abbiamo iniziato a scendere a valle e siamo arrivati a toccare il fiume. l’acqua non era caldissima, ma, sudati com’eravamo per l’ultima scalata, non abbiamo resistito ad un bagno in quell’acqua limpidissima. tornati alla base abbiamo visitato un altro paio di lookouts e la svizzera si e’ fatta un altro paio di bagnetti davanti ai miei occhi. quanto son coglione oh!

tornati all’auto sono stato avvicinato da un omone coi capelli lunghi brizzolati, con un sorriso grande cosi’. era il tipo di pieve di soligo con famiglia appresso! bello sapere di essere stato riconosciuto in australia. ho dato loro un paio di dritte sulla east coast e li ho salutati.

tornato all’auto, i miei compagni d’avventura mi han fatto notare una lettera che era stata lasciata sul parabrezza della mia auto. recitava qualcosa del tipo “ciao, sono fabian. tu non conosci il mio nome, ma forse ti ricordi di una vecchissima peugeot blu. ed ioho riconosciuto la tua auto. chiamami a questo numero. ci siamo incontrati al wurrumbungle e lungo la pacific highway”. il tedesco!!! lui! incredibile, ancora lui! non ci potevo credere. la poiana, nilla l’aspida, la bananauto o come cazzo la vogliate chiamare… era stata riconosciuta di nuovo. “beh, non mi stupisco - diceva il cinese - credo la conoscano in tanti ormai”. ma io non avevo campo per chiamarlo. che nervi. che tristezza.

andato in bagno a sbarbarmi (dopo due settimane, con una semplice lametta, ci ho messo 40 minuti!) ho sentito il mio nome chiamare. era gary (il cinese) che mi diceva che si spostavano per mangiare. “arrivo!”.

“sai che un tipo mi ha avvicinato e mi ha chiesto se ho comprato questa macchina da un italiano?” mi fa gary “e’ laggiu’ che ti aspetta”.

ragazzi, non sapete che bello. io e fabian ci siamo rincontrati, per la terza volta, e stavolta ci siamo scambiati gli email, perche’ le nostre auto hanno qualcosa di magico.

parlando del viaggio, ho detto “sto salendo dal red center”. fabian e’ sbiancato all’improvviso. “ma tu sei andato nel red center con quella macchina?” mi son gonfiato il petto, ho chiuso gli occhi, ho assunto un sorriso assurdo e “yes, proudly”. siamo scoppiati a ridere. non ci credeva. non ci credevo nemmeno io.

dopo aver pernottato li’ al parco nazionale, stamattina abbiamo portato la svizzera in ostello a katherine. lei cerchera’ un passaggio verso broome e poi arrivera’ a darwin, quando io me ne saro’ forse gia’ andato.

ma da katherine a darwin sono 342 chilometri. chi guida? la mia supervista prevede un -4.25 e un -4.5, ma a me non me ne frega proprio niente e mi sono riappropriato della guida della falcon.

ragazzi, vi sto scrivendo dal penitenziario di darwin.

ahhhh!!! a proposito, dimenticavo. ieri siamo stati fermati dalla polizia. la francese fa “hey, la polizia” e dopo un po’ “chissa’ se ce l’hanno con noi”. quando ho sentito la sirena ho esclamato che “si’, meglio che ti fermi!”.

“ragazzi, il fanale destro e’ rotto, la macchina non e’ registrata ed il passeggero non ha la cintura… ehm, no, aspetta… la registrazione e’ ok. ma per la cintura sarebbero 200 dollari a testa”. fortunatamente la francese, che era alla guida, non ha capito un cazzo di quello che le ha detto ed ha continuato a guardare il poliziotto come a dirgli “je ne parle pas l’englais”. la reazione del cop e’ stata piuttosto semplice “ok, raga, ehm… cioe’ dico… vabbeh, andate pure”.

ed ora sono a darwin. sembra che non ci sia parcheggio, ma io ho lasciato l’auto al yha, dove gary risiedera’ stanotte. ovviamente non potrei lasciarla li’, ma finche’ non se ne accorgono. per qualche giorno forse sono a posto. speriamo bene.

stuart highway, devils marbles

Agosto 1, 2007

dopodiche’ c’e’ stato tanto viaggio, un po’ di parole in piu’ fra noi, tante risate in piu’ e tanta musica. la colonna sonora, non essendoci radio, e’ stata spesso divisa fra le canzoni degli artic monkey (cassetta lasciatami dal buon john a byron bay) e l’ipod del cinese. ovviamente tutte le canzoni all’interno erano di artisti di hong kong, giappone, cina o corea. all’inizio consideravo quel tipo di pop, una musica molto “all’italiana”. alla fine non ho fatto altro che convincermi di aver ragione! non sopportavo piu’ quella cazzo di musica! ma che musicisti pero’… davvero bravi! certo che i cantanti… non son niente di particolare, e soprattutto si capisce che cercano di emulare qualcosa che non c’entra niente con la loro cultula ed il loro modo di intendere la musica. ma e’ stato bello comunque sentire qualcosa di diverso.

sabato ci siamo fermati 100 chilometri prima dei devils marbles a pernottare. splendida serata davanti al fuoco, con altri viaggiatori, coi quali abbiamo scambiato tanti commenti e suggerimenti.

domenica mattina invece ce ne siamo andati a vedere i devils marbles. si tratta di formazioni rocciose molto piu’ pubblicizzate di quel che dovrebbero essere. son semplicemente dei grandi sassi rotondi, ogni tanto poggiati l’uno sull’altro, che si trovano a margine dell’autostrada, nel mezzo di una pianura dove non c’e’ nulla. fra i sassi abbiamo pure trovato una cinquecento tutta arrugginita!!! la foto e’ stata d’obbligo! io alla fin fine mi son pure divertito a girare attorno, sopra, sotto i sassi, ma gli altri erano quasi infastiditi dal mio apprezzamento. e allora siamo ripartiti.

dopo aver ricaricato di gas a tennant creek (che e’ molto meno economica di quel che uno si immagina), ci siamo fermati a 250 chilometri a nord di three ways. il cinese voleva farsi altri 250 chilometri, ma io, un po’ in malo modo, gli ho fatto notare che la ragazza mica poteva guidare per 700 chilometri!

e allora lui se n’e’ uscito con la frase “hai ragione, comunque se volete posso guidare io”.

la francese ha accettato subito, ed io ero comunque fiducioso. mai fiducia fu tradita maggiormente!

il tipo mette la prima. grrrrr! (un paio di porchi sotto voce). ma poi lo vedo spingere la frizione e mi dico “e tutto ok”.

dopo un’oretta ho chiesto “possiamo fermarci? che devo far pipi’”. il cinese ha sterzato a sinistra senza nemmeno scalare ed io la pipi’ me la son fatta tutta nei pantaloni!!! “ma che cazzo fai? non farlo mai piu’!!! devi rallentare, scalar marcia!” “ok, scusa”.

arrivati al luogo prestabilito per il pernottamento gli ho detto “e’ qui, a 300 metri. rallenta e scala marcia. rallenta… rallenta… rallenta cazzo!!! non girare, non girare, tira dritto… porca troia ci schiantiamo!!!”. l’auto si e’ fermata a meno di un metro dal recinto della rest area, con la svizzera sbiancata ed io con entrambi gli occhi aperti, entrambi rossi, ma dalla furia. “ma vaffanculo! chi cazzo ti ha dato la patente? la frizione! il freno, la marcia! la frizione, cazzo, perche’ non la usi?” “scusa, ma cos’e’ la frizione?”

vi lascio immaginare il mio stato d’animo.

cioe’…

silenzio…

“riaccendi l’auto, gira il volante, metti prima, e fai altri venti metri”.

nei venti metri in questione abbiamo quasi investito un cane, e, per l’ennesima volta, ha fermato l’auto solo col freno, senza frizione, costringendo la poiana a morire”. “mi sa che tu non la guidi piu’ questa macchina”.

pernottato li’, ridendo e chiaccherando come non mai, iniziando a sentirci tristi perche’ la nostra avventura sarebbe finita dopo pochi giorni, ci siamo dati appuntamento al mattino seguente per ricominciare l’avventura.

eastern mcdonnel ranges, western mcdonnel ranges, alice springs

Agosto 1, 2007

… ed il giorno dopo la situazione non era migliorata. ma io son bellunese, ed avendo sopportato tutti i sacramenti cattolici, posso pure dire di “saper soffrire” (ma questa frase, o qualcosa del genere, l’ho sentita dire ad oztupac, ed e’ giusto ammetterlo).

“come stai?” “bah… ripartiamo… magari vediamo (?) piu’ tardi…”.

avevamo pianificato di dare un’occhio (perche’ di piu’ mica ce n’avevo!) ai mcdonnel ranges orientali. non ci va nessuno, anche perche’ dicono che ci voglia un 4×4. ma io ho una poiana, e volo dovunque!

“sud di alice, poi gira a sinistra”. l’indicazione alla francese era piuttosto precisa.

io ero dietro, sdraiato (beh, considerati tutti i bagagli… ma ci provavo) e lacrimante. “qual e’ la prima tappa?” chiedeva julie. “emily’sgap” rispondevo io. “ah, ok, la facciamo al ritorno, perche’ l’ho saltata” “ehm… ok!!!”

e allora ce ne siamo andati a jessie’s gap. si tratta di due rocce con uno spazio in mezzo. ok. si tratta di un gap. probabilmente e’ stata la cosa piu’ inutile di tutto il red center. ci siamo giusto fermati a pranzare.

prossima destinazione: corroboree rock. si tratta di una roccia che non son nemmeno sicuri che gli aborigeni adorassero, con un paio di buchetti in mezzo. un percorso di tipo 300 metri attorno ad essa ci ha fatto apprezzare la sua inutilita’.

prossima destinazione: trephina gorge.

e li’ ci siamo avventurati per una strada per 4×4 verso john hayes rockhole. e la francese, appena visto il segnale, non se l’e’ sentita “ma no, vai che e’ tranquilla come strada”. niente da fare. (ah, quando scrivo francese intendo svizzera).

incamminatici, ci siamo fatti a i quattro chilometri che ci dividevano da questo laghetto. ora… dico… se jessies’s gap e’ stata una tappa inutile, john hayes rockhole e’ stata una vera e propria delusione! dico… credo che nella wet season sia splendido, e credoche i percorsi attorno siano da favola, ma noi non li abbiamo fatti (e come facevo?!) ed allora ci siam guardati negli occhi e ci siamo detti “ah, ecco perche’ nessuno ci viene negli east mcdonnel ranges”.

ma l’ultima tappa, il trephina gorge vero e proprio, ci ha finalmente fatto sorridere. dico… si tratta di un gorge “apparente”, dato che la cosa piu’ bella sono le vedute in lontananza. capirai che dopo kings canyon, ayers rock e the olgas, non ci son paragoni che tengano. ma la breve camminata e’ stata davvero piacevole, e ci ha offerto una bella visuale dei mcdonnel ranges.

la notte abbiamo campeggiato li’, dimenticandoci di pagare la 3,30 dollar fee ed andandocene il mattino seguente. ed il primo stop e’ stato emily’s gap, che, a differenza di jessie’s, porta fra le sue rocce delle immagini aborigene ed e’ obiettivamente piu’ valido. in realta’ credo che fosse piu’ bello solo per i riflessi del sole.

“e ora che facciamo? come stai?”. venerdi’ mattino stavo malissimo. “sto bene, possiamo proseguire per i western mcdonnel ranges”. ma le balle non le so raccontare e lacrimavo. “sei sicuro? stai soffrendo” “beh, arriviamo ad alice e poi vediamo…”.

ad alice abbiamo girato per larapinta drive e ci siamo diretti ad ovest. il cinese, fatti due conti, ha calcolato che saremmo potuti arrivare a standley chasm per mezzodi’, e cosi’ abbiam fatto.

alle undici e mezza stavamo varcando le porte del gorge (8 dollari a testa), e dopo una breve camminata (mezz’ora) ci trovavamo, con altre quaranta persone, ad aspettare che il sole illuminasse il fondo del gorge, cosa che succede per soli 15 minuti al giorno. e nel frattempo il mio occhio stava un po’ meglio. dopo esserci persi e ritrovati mille volte, abbiamo scattato decine di foto al gorge ed io, impavido bellunese orbo, ho provato a scalare parte del gorge finche’ la gravita’ non mi riportava a valle. altre splendide foto, anche se le vedute erano strette, date le piccole fessure fra le pareti. nel tornare al car park mi son fermato a chiaccherare con alcuni geologi che erano nel parco per osservare dei fossili. e conoscevano le dolomiti. che bello. ogni volta che mi si chiede “da dove vieni?” “dalle dolomiti” “wow!”. la prossima volta rispondo “dalla gnocca di mia mamma” e vediamo se dicono ancora wow!

comunque…

dopo aver pranzato, ci siamo diretti al next stop, vale a dire hellery (con l’h?) rockhole. probabilmente e’ stata la parte meno scenica dei western mcdonnel ranges, ma in quel frangente ho iniziato ad accorgermi che la svizzera, tutto sommati, aveva un fisichetto niente male. comunque… l’acqua nella pozza era cristallina e ci ha permesso di scattare delle belle foto. il bagno era invece vietato, non tanto dai segnali, ma dalla temperatura artica dell’acqua.

prossima destinazione: serpentine gorge.

bello. peccato che all’inizio l’occhio non mi desse respiro e, essendo l’ultimo della cordata, abbia sbagliato strada. gli altri mi hanno aspettato a meta’ per dieci minuti buoni. “ma dov’eri?” “ah… ehm… mi son fermato con alcuni altri turisti…”.

la camminata in certi punti e’ stata un po’ faticosa, anche perche’ dovevo tenere una mano nell’occhio e non riuscivo a darmi lo slancio. ma dalla cima abbiamo davvero apprezzato un paesaggio fantastico, con la parte sud-ovest dei mcdonnel ranges al nostro cospetto. e dietro il gorge che scendeva. davvero bello. fra l’altro gli altri hanno voluto alcune foto sul ciglio del gorge, mentre io non mi son fidato (come invece avevo fatto a kings canyon).

ultima destinazione di giornata: ormiston gorge.

la svizzera era troppo stanca per camminare ancora, ma io ed il cinese eravamo in forma; io mio occhio stava veramente migliorando. e allora via!

la camminata non e’ lunga, e neppure faticosa. ti porta su uno dei muri del gorge, e certi colori rosa piu’ che arancio-rossi mi han ricordato piu’ il pelmo che non l’ayers rock! ottimi lookouts, ed un rock-wallaby che, impaurito, si fermava ad osservarci da dieci metri di distanza. bello poterlo intravvedere. e poi avevo anche il mio cannocchiale, percio’ l’ho pure messo a fuoco, anche se per poco.

il loop porta in fondo alla valle, dove passa un fiumiciattolo che sarebbe bello vedere nella stagione umida.

e poi si torna al campo base.

“il tuo occhio sta molto meglio!” “grazie, in effetti e’ cosi’; oggi riesco anche ad aprirlo”. il sabato mattina e’ iniziato con queste frasi.

direttici verso alice, ci siam fermati a simpson gap, a pochi chilometri da alice (35?) ed abbiamo apprezzato l’ennesimo spazio fra le rocce, che comunque ci ha lasciato un buon ricordo. dopodiche’ siam tornati in citta’, a ricaricare di gas e di cibo. abbiamo anche fatto una capatiha ad anzac hill per dare un occhio attorno ad alice springs; beh, niente di che, davvero deludente.

ma a me alice e’ piaciuta. dico… la dottoressa figa, la commessa (pure lei figa) dell’ottico, la vicinanza a certi luoghi di sighificanza cosi’ importante per il popolo aborigeno.

voglio dare ragione a giusi quando definisce ayers rock “un luogo magico”, ma le do torto quando dice che alice non e’ una bella citta’. io purtroppo ho gusti un po’ strani, ma credo che con townsville e broken hill sia una delle citta’ piu’ belle d’australia.

nel periodo (seppur corto) in cui siamo stati in citta’, abbiamo notato come fosse ordinata e pulita (i cassonetti dell’immondizia coi colori aborigeni son stati qualcosa di spettacolare). il visitor center e’ stato utilissimo, e la gente che vi ci lavora sempre cordiale, com’e’ stata la regola fino ad oggi in australia.

ma era ora di lasciare.

alice springs hospital

Agosto 1, 2007

“da quando ho perso la vista, ci vedo di piu’”. cosi’ recita, in perfetto italiano, una canzone dei dream theater.

quando ho scritto “i peggiori giorni d’australia stavano per iniziare” in realta’ parlavo soltanto del mio stato fisico. la realta’ e’ che la parte piu’ bella del viaggio, l’amicizia fra noi tre, e’ iniziata con la mia perdita di vista.

mercoledi’ mattino mi sono svegliato con un dolore allucinante all’occhio destro. non riuscivo ad aprirlo e sentivo come un punteruolo dentro, e fra l’altro non riuscivo nemmeno ad aprire l’altro, e per vedere dovevo tenere l’occhio destro chiuso con una mano e l’occhio sinistro aperto da un dito dell’altra. “hey, julie, mi sa che devi guidare tu oggi. c’e’ qualcosa che non va”. sono passato dall’odiare la pastasciutta “alla svizzera” al chiedere la carita’ al ragazzo di hongkong perche’ non riuscivo a vedere il pane e non riuscivo a spalmare la nutella. mi sentivo quasi in un passo della bibbia. una sensazione da un certo punto di vista bruttissima, dall’altro magica. non ho MAI perso il mio ottimismo, e la convinzione di trovarmi con la gente migliore del mondo si stava materializzando.

partiti per alice springs, abbiamo percorso i 300 chilometri che ci dividevano da essa, non fermandoci neppure per mangiare. la francese guidava, il cinese la dirigeva, ed io dietro cercavo di riposare, lacrimando. ed ogni lacrima significava un lieve miglioramento, ma un altro dolore.

arrivati ad alice ce ne siamo andati all’ospedale. il tempo di verificare che la mia medicare era scaduta (come non lo sapessi gia’!), ed una gentile infermiera mi metteva delle gocce di anestetico nell’occhio. e subito io stavo meglio. dopo aver svolto tutti i riti burocratici (8 minuti forse!) mi sono accomodato in sala d’aspetto. le mie chiappe non avevano ancora toccato il seggiolino che una splendida donna, sui 28-29 anni, in jeans e camicia mi si avvicinava e mi diceva “deuoco?” (uff…) “yap”. dopo trenta secondi ero seduto nel suo ufficetto. mio dio che bella ragazza! con quegli occhiali che la facevano sembrare cosi’ intelligente e trasgressiva (mai vista una dottoressa con gli occhiali fuxia, perdipiu’ figa!)

mi ha chiesto cosa fosse successo. “beh, ieri sera ho iniziato a sentir dolore, dopo essermi tolto le lenti a contatto. e’ quasi un anno che non le metto, e forse son pure scadute. fra l’altro non e’ detto che avessi le mani sporche quando le ho tolte, e in piu’ ho una maniera tutt’altro che simpatica per togliermele, premendo a fondo sull’occhio”. e lei, con quelle labbra socchiuse e l’espressione innocente che continuava a far segno di si’. ah… mi ero innamorato.

ma i supereroi non si innamorano, e l’occhio riiniziava a farmi un male fottuto!

ragazzi. mi ha tenuto li’ un buon 40 minuti facendomi tutti gli esami del mondo, guardandomi l’occhio con tecnologie che io non ho mai visto in italia (oh, io vado col libretto della mutua, sia chiaro).

mi ha detto la sua opinione e poi ha detto un “ma voglio far verificare anche ad un mio collega anziano, dato che e’ piu’ esperto nel settore”. dopo un minuto entrava nell’ufficio un bel ragazzo sui 32-33 anni (alla faccia dell’anzianita’!) vestito in jeans e camicia nera a righe, ma che ricordava i dipinti hawaiiani. ha dato ragione su tutto alla mia amata e, con fare gentilissimo, mi ha incoraggiato, mi ha dato un antibiotico da mettere da 4 a 6 volte al giorno (quando ha detto four to six io ho capito forty-six e magicamente ho spalancato l’occhio procurandomi un male fottuto!) e se n’e’ andato stringendomi la mano. la dottoressa figa invece mi ha sorriso, mi ha chieso di restar seduto ancora alcuni minuti e se n’e’ tornata dopo poco con tutto cio’ che mi era successo scritto su un foglio di carta, cosicche’ potessi farlo vedere al mio dottore. per la cronaca: ho perso quel foglio di carta, ma mi ricordero’ il nome di quella splendida creatura… amanda harper, dalla tasmania, che ha vissuto gli ultimi anni in western australia.

ah, per l’occhio si parlava di “ulceration of…” chissa’ che cazzo.

uscito dall’ospedale, ho aspettato i miei mates che nel frattempo erano andati a comprare un po’ di spesa.

il mio amore mi aveva raccomandato di comprare un nuovo paio di occhiali, ed allora mi sono fatto accompagnare in centro, da un ottico. ma prima me ne sono andato in farmacia, a vedere se c’erano occhiali “da quattro soldi” per arrivare almeno fino a darwin. ce n’erano, ma le gradazioni erano troppo basse per la mia miopia; nessuna farmacia poteva aiutarmi. a allora sono tornato dall’ottico.

ora, purtroppo, per avere un nuovo paio di occhiali ci vuole la prescrizione medica. e chi ci pensava quando ho lasciato l’italia? l’alternativa era prenotare una visita per un’altra prescrizione, ma dato che la mia medicare era scaduta, questa mi sarebbe costata 60 dollari. non essendoci altre possibilita’, mi son prenotato per il venerdi’ seguente.

e poi un flash; “ma se io mi faccio mandare la prescrizione via fax dall’italia, voi mi fate gli occhiali?” “no worries!” 

mezzo minuto dopo ero al telefono con mia madre e le cercavo di spiegare dove la prescrizione poteva essere. e purtroppo non ne avevo idea!

ma la mamma e’ sempre la mamma, e la mia e’ pure una mamma che fortunatamente vuole un bene dell’anima ai suoi figli e dopo dieci minuti aveva trovato la prescrizione ed era pronta a mandarmela via fax. ma dato che io non ero pronto a riceverla, mi ha tirato due porchi ed ha lasciato la prescrizione a mio cugino. tornato in citta’ (nel frattempo ce n’eravamo andati al caravan park) me la son fatta spedire dal buon alessandro ed ho verificato che il “clan de rocco” e’ bello forte quando si tratta di aiutare un povero sfigato, perdipiu’ orbo, dall’altra parte del mondo.

scelti i miei occhiali fra le lacrime, ho pagato e mi son sentito dire dalla commessa “ma tu sei cosciente di cio’ che stai facendo?” “beh, sto spendendo un bel po’ di banane…”. la tipa ovviamente non l’ha capita.

tornato dai miei fellows, ho spiegato la situazione: gli occhiali non sarebbero arrivati prima di una settimana, e se io non fossi stato meglio il giorno seguente, il viaggio insieme sarebbe finito li’, proprio quando iniziavamo a chiamarci “amici”. gliel’ho messa come se io avessi il coltello dalla parte del manico, ma allo stesso tempo son stato “aperto” a nuove prospettive ed ho promesso che la situazione sarebbe stata verificata l’indomani.

ayers rock

Agosto 1, 2007

prima notizia: la falcon e’ arrivata a darwin, sana e salva. e’ un miracolo. io avevo scommesso fino a cairns, ma dio esiste (certo, sono io!)

seconda notizia (ma interessa a qualcuno?): io non sto poi cosi’ male. ok. scusate l’interruzione… torniamo a parlare della macchina!

no, dai. ripartiamo da dove mi ero fermato…

lunedi’ scorso siam partiti di buonora per andare a vedere l’alba all’ayers rock. ci si doveva alzare alle sei, ma poi gli altri hanno insistito per anticipare di un quarto d’ora, e poi di un altro quarto d’ora. dato anche il contrattempo con la macchina della due francesi, alla fine ci siamo levati alle sei. la volonta’ bellunese di dormire il piu’ a lungo possibile ha trionfato!

ah, dimenticavo… non ho ancora risposto ai messaggi che mi avete mandato agli altri post… rimediero’ domani.

comunque… siamo partiti e ci siamo trovati in coda all’entrata del parco. poi abbiamo raggiunto le altre 150 persone che volevano vedere l’alba nella zona apposita. e tutto cio’ senza aver fatto colazione!!! uff…

e poi l’alba e’ venuta. sissi’… bella bella. ma io avevo fame e sonno. no, a parte gli scherzi… niente di particolarmente particolare… cioe’… un’alba dolomitica non la batte nessuno (e ve lo dice uno che ci abita ad un tiro di schioppo e non l’ha mai vista…).

dopodiche’ siamo andati al visitor center ad utilizzare il barbecue per scaldar l’acqua e farci un the, latte, cornflakes e, ovviamente, nutella!!! abbiamo fatto anche un giro culturare dentro al visitor center. all’inizio c’e’ una zona dedicata ai colori ed alle leggende aborigene, e poi un’altra dedicata ai visitatori che vogliono saperne un po’ di piu’, con grafici e foto dettagliate della roccia, ed infine l’immancabile shop per spendere i propri denari. mi ha colpito il librone con tutte le lettere di scuse della gente… nel senso che tantissima gente ha “rimandato indietro” i sassi che ha preso dall’ayers rock accompagnati da lettera di scuse verso gli aborigeni che avevano lanciato loro una maledizione.

io me ne son fregato, dato che penso che la scaramanzia sia per gli allocchi, ma non crederci porti sfortuna… (ops). l’avessi mai fatto…

abbiamo iniziato a camminare verso il sasso (a proposito, ma chi l’ha detto che ci sono le mosche? ne avro’ contate una cinquantina nelle ultime due settimane… questo e’ sicuramente il periodo migliore per venire!!!). dicevo… camminando ho raccolto un sasso e me lo son messo in tasca, dato che un certo personaggio da porcen mi ha chiesto un sasso dall’australia, ed io ho deciso di portargliene uno dal posto piu’ famoso. cammina che ti cammina arriviamo al sasso. i miei due compagni di viaggio decidono di girarci attorno, mentre io… beh, ve lo immaginate.

ho iniziato la scalata e subito il vento ha iniziato a soffiare. io sapevo che spirava forte in cima, ma vi assicuro che in fondo soffiava come un tornado. ed e’ allora che la sfiga e’ iniziata. avete in mente i miei occhiali? si’, quelli che pesano dieci grammi, uguali a quelli che avevo perso a fraser island. “di’ bye bye ai tuoi occhiali uomo bianco”. sono andati a posarsi proprio sul bordo della roccia, e io son bellunese, mica coglione, e li ho salutati per l’ultima volta.

la scalata non e’ niente male e, non considerando la sfiga, la consiglio vivamente a tutti. ma non e’ semplice. per la prima parte (ma si tratta di un bel mezzo chilometro!) ci si puo’ aggrappare ad una catena, ma io son bellunese e non ne avevo bisogno. certo che ero partito camminando normalmente, ma ho finito col fermarmi dopo poche decine di metri, per poi ripartire e rifermarmi. non e’ semplice, ed il vento soffia da bestia!

ma poi arrivati in alto (ehm, a meta’!) si puo’ apprezzare una splendida veduta delle olgas. davvero, merita per quello. ed il silenzio assoluto… rovinato soltanto dal brusio delle centinaia (e ripeto, centinaia!) di persone che salgono sulla roccia ogni giorno, dal vento che soffiava, e dal mio cellulare che suonava (ma tu guarda dove si va a trovar campo!) con il buon andreanord che si accertava delle mie condizioni (ehm, intendo le condizioni della falcon).

arrivato in cima ho potuto ammirare il rosso tutto attorno, con mt connor e le olgas in lontananza, con altre montagne non identificate (le dolomiti?) ed il costosissimo resort di yulara. io straconsiglio la salita!!!

la discesa e’ stata facile. tanta gente mi chiedeva una foto (ho fatto delle belle foto… credo… son orbo senza occhiali!).

tornato a terra ho iniziato il giro della roccia, ma dato che mi scappava una cagata pazzesca son dovuto scappare al cesso. questa e’ la frase fulcro di questo post.

e cosi’ sono tornato alla macchina, rinunciando a circumnavigare la roccia ed andandomi a metter le mie vecchissime lenti a contatto, che dopo qualche (normale) fatica sono andate a posto. ed il mondo e’ apparso di fronte a me.